Il Radicchio di Verona igp
Il radicchio di Verona è un ortaggio da foglia del
gruppo delle cicorie
definito in botanica
Cichorium intybus.
Può essere distinto in “tipo precoce” oppure “tipo tardivo”.
Deriva dal rosso di Treviso anche se si distingue perchè più
corto e più tondo. Le definizioni di radicchio precoce e tardivo
derivano dal periodo in cui avviene la raccolta. Usato in tante
ricette, nei risotti e alla griglia, ha un sapore tendente
all'amaro.
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Descrizione |
Si ritiene derivi per selezione dal Rosso di Treviso, dal quale differisce perché più corto. Di forma sferoidale, ha foglie rotondeggianti che in autunno si chiudono a formare un grumolo pieno e compatto. La nervatura principale è bianca e molto sviluppata; il lembo fogliare è rosso e privo di frastagliature ai margini. Il sapore è gradevolmente amarognolo e croccante nella consistenza. |
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Utilizzo principale |
In cucina i vari tipi di radicchio si prestano a diversi impieghi: in particolare si preparano insalate crude e miste, radicchio in pinzimonio, ai ferri, saltato in padella oppure come ingrediente principale di risotti. |
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Altri utilizzi |
Il succo di radicchio viene utilizzato in cosmesi per produrre preparati per la pelle irritata, per il cuoio capelluto e per i capelli. |
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Varietà |
I
radicchi vengono classificati in base all'epoca di
raccolta (precoci
e tardivi). |
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Radicchio |
Per le
varietà precoci la raccolta si
effettua nei mesi di ottobre e novembre. Dopo la
raccolta e toelettatura del cespo, che consiste
nell'eliminazione delle foglie esterne e nel
recidere e raschiare la radice a 3-5 cm, il prodotto
viene immesso sul mercato o destinato alla
frigo-conservazione per un periodo abbastanza breve.
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La pianta |
Il radicchio (Cichorium intybus L.) è un ortaggio da foglia, del gruppo delle cicorie, a prevalente consumo invernale. |
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Origine |
La zona di produzione del “Radicchio di Verona Veneto” comprende il territorio dei comuni di: Trevenzuolo, Salizzole, Nogara, Concamarise, Sanguinetto, Cerea, Casaleone, Legnago, Minerbe, Roveredo di Guà, Cologna Veneta, Veronella, Arcole, Zimella, Isola della Scala, Bovolone, Bevilacqua, S. Pietro di Morubio, Roverchiara, Gazzo Veronese, Sorgà, Erbè, Oppeano, Isola Rizza, Albaredo d’Adige, Pressana, Villa Bartolomea, Castagnaro, Terrazzo, Boschi S. Anna, Angiari ,Bonavigo. |
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Il nome |
Dal latino radicula, diminutivo di radice. |
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Stagionalità |
La raccolta inizia a ottobre e prosegue fino a febbraio, a seconda della precocità. |
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Reperibilità |
Facile. |
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Come scegliere |
Quando si acquista il radicchio è molto importante
che le foglie non siano appassite o troppo bagnate,
perché il contenuto vitaminico dipende dalla
freschezza del prodotto. Le
foglie non devono
essere troppo scure e macchiate e il
cespo deve essere leggermente aperto. |
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Pulire il radicchio |
E' preferibile tagliare i cespi a metà ed allargare leggermente le foglie per far penetrare l'acqua tra le foglie. |
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Suggerimenti |
Per smorzare il sapore amaro, metterli a bagno, interi o tagliati, nell'acqua per due-tre ore prima di consumarli. |
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Calorie |
Per 100 gr. di prodotto (circa 72 gr. edibili) 13 calorie, 54 Kjoule. |
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Proprietà |
il
radicchio ha molte caratteristiche benefiche. E'
depurativo
ed è consigliato in caso di
stitichezza
e grazie all'elevato contenuto di vitamina A,
vitamina C e di ferro,
facilita la
digestione, la funzione epatica e stimola la
secrezione biliare. Inoltre è ottimo
anche in caso di diabete, obesità ed insonnia. E'
particolarmente indicato a chi ha problemi di pelle,
di artrite e di reumatismi |
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Conservazione |
Si conserva in frigo nello scomparto della verdura, chiuso in un sacchetto di plastica o avvolto in un telo da cucina. Può essere conservato in frigo anche per una settimana. |
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Controindicazioni |
Data la sua composizione e le sue proprietà nutritive, è invece controindicato in caso di ulcera gastro-duodenale e di gastroenterocolite. |
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Celiachia |
Non contiene glutine. |
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Anche detto... |
Detto anche cicoria rossa, trevisana o trevigiana. |
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Cenni storici |
Verona la coltivazione del radicchio iniziò ai primi
del 1900 nelle zone di Avesa, di Quinzano e nella
Valpolicella. La semina avveniva lungo gli
interfilari delle viti o delle piante da frutto o
seguiva il frumento; il prodotto era chiamato
"cicoria rossa". |

